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A Private War

  • Uscita:
  • Durata: 106min.
  • Regia: Matthew Heineman
  • Cast: Rosamund Pike, Jamie Dornan, Stanley Tucci, Tom Hollander, Alexandra Moen, Corey Johnson, Fady Elsayed, Raad Rawi, Jérémie Laheurte, Hilton McRae, Pano Masti, Imogen King
  • Prodotto nel: 2018 da MATTHEW HEINEMAN, MATTHEW GEORGE, BASIL IWANYK, MARISSA MCMAHON, CHARLIZE THERON PER ACACIA FILMED ENTERTAINMENT, DENVER AND DELILAH PRODUCTIONS, SAVVY MEDIA HOLDINGS, THUNDER ROAD PICTURES
  • Distribuito da: NOTORIOUS PICTURES
  • Tratto da: articolo "Marie Colvin's Private War" di Marie Brenner apparso sulla rivista "Vanity Fair" (Agosto 2012)

Film non più disponibile nelle sale

TRAMA

Storia della coraggiosa reporter Marie Colvin, che lavorò per il settimanale britannico "The Sunday Times" dal 1985 al 2012, e del suo impegno per raccontare i luoghi distrutti dalla guerra. Dall'Iraq all'Afghanistan alla Libia fino a quando nel febbraio 2012, all'età di 56 anni, viene tragicamente uccisa insieme al fotografo Rémi Ochilik durante un'offensiva dell'esercito locale a Homs, in Siria. Basato su una storia vera.

Dalla critica

  • Cinematografo

    “Quando la leggenda supera la realtà, stampa la leggenda. ( Print the legend )”. È un’antica legge del West, targata John Ford, dal film L’uomo che uccise Liberty Valance . Ma vale anche per la realtà di oggi? Forse sì. E in alcuni casi non ce n’è bisogno. “Leggenda” è ormai Marie Colvin: reporter di guerra, eroina contemporanea alla costante ricerca della verità. Ha smascherato le bugie di Assad in Siria, ha perso un occhio in Sri Lanka, ha intervistato Gheddafi, Arafat. E molto altro ancora. Iraq, Afghanistan, le bombe, i massacri, le fosse comuni. Colvin raccontava il conflitto “segreto”, quello della gente comune. Dava voce ai civili, agli innocenti che morivano a migliaia sotto le macerie. I fantasmi, i dimenticati dalla storia. Non le interessavano le false promesse dei politici, le bugie trasmesse in mondovisione dai notiziari. Da noi forse si sarebbe chiamata Oriana Fallaci. Grandi donne, difficili da non idealizzare. Ancor più complesso è non cadere nella propaganda antimilitarista, nella retorica spicciola. Ma A Private War non sbaglia, si concentra sul lato umano, sulla “guerra privata” di Colvin. Sola contro tutti, soldato sempre pronto a partire per il campo di battaglia. Le sue armi: un taccuino e un computer. Ma il più grande nemico è la sua vocazione, che la tiene sospesa tra eroismo e follia. Mai in redazione, sempre in prima linea. E la notte gli incubi, le immagini degli orrori. Ad essere messa a rischio è la sua umanità, il pericolo è di diventare una macchina, per non essere travolta dalla disperazione degli altri. Nel film, ha il volto di Rosamund Pike, invecchiata per l’occasione. Le rughe sono accentuate, i capelli mai pettinati. Da femme fatale in Gone Girl – L’amore bugiardo , a giornalista d’assalto. Lei, reginetta di bellezza ai tempi di James Bond ( La morte può attendere ) ultimamente sceglie personaggi che la costringono a imbruttirsi, come la madre rimasta sola di Hostiles . Qui trasmette la stessa sensazione di solitudine, con la benda su un occhio e la penna nella mano destra. Il suo corpo muta, mantiene un fisico snello, ma sul viso si vedono i segni di una vita di eccessi. Per far rinascere Marie Colvin deve nascondere la vera Rosamund Pike. E lei ci riesce, con dedizione, fatica, e grande forza d’animo. A Private War evita la trappola del classico biopic, si concentra solo sugli ultimi anni di Colvin, prima che fosse uccisa a Homs, in Siria. È un lungo flashback , dal successo alla fine, improvvisa, anche se prevedibile. Un’altra grande impresa, un sacrificio necessario per garantire la libertà. I giornali in qualche modo continuano a sopravvivere anche per questo: per inseguire la sincerità nell’ombra, per non smettere di scovare gole profonde dalla parte degli ultimi. Non solo una “guerra privata”, ma una lotta che riguarda tutti.

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